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 ok3: professionisti dell'allenamento al tuo servizio

Perchè allenarsi?

  Come visto nei nostri articoli precedenti  peso e Watt sono le due variabili su cui possiamo incidere, dato che il percorso è uguale per tutti, per arrivare “meglio” ad una granfondo, in questa “puntata”  vedremo cosa fare per poter aumentare i Watt disponibili ed ottimizzare la loro fruizione.

 Ma è proprio vero che i cicloamatori che hanno poco tempo e poche opportunità per allenarsi, soprattutto in inverno e non possono ottenere una forma almeno soddisfacente? No!  Se  si sostituisce la quantità con la qualità

  Vediamo allora come utilizzare nel migliore dei modi l’ora di tempo, per potersi allenare proficuamente e migliorare le proprie prestazioni. Riprendo una frase letta in un bellissimo articolo del sig. Valerio Lo Monaco pubblicato su “ La Bicicletta”  nel febb. 2003:” …se ci si allena bene - davvero bene - anche per poco tempo, almeno in alcuni campi si possono ottenere risultati migliori di chi pedala per tante ore ma in modo sconclusionato e scorretto.”

   Noi intendiamo con il verbo “allenarsi” lo svolgere esercizi fisici che, attraverso degli stimoli operati in modo corretto, permetta al fisico di migliorare le proprie capacità per poter offrire in seguito una prestazione migliore rispetto a quella che riusciva a fare prima di allenarsi.

 Qual’è il meccanismo per cui ciò avviene: in parole povere il nostro organismo quando viene sollecitato da uno sforzo anche piccolo cui non era preparato si adatta in modo da non farsi trovare “impreparato” qualora lo stimolo si ripresentasse.

 Per poter fare ciò il cervello mette in moto una serie di reazioni chimiche e meccaniche, se gli si lascia il giusto tempo di attuazione , in modo da innalzare un pochino, diciamo di uno scalino, la capacità polmonare, quella cardiocircolatoria, la forza muscolare e la capacità di contrazione (oltre ad altri aspetti che non tratteremo in questa sede), in modo che la volta successiva che si impone al fisico lo stesso sforzo, l’organismo sia pronto per affrontarlo.

 Ovviamente se non ci sono più stimoli appropriati il cervello attiva gli stimoli contrari.

 A questo punto entra in gioco un altro aspetto, e cioè il programma di allenamento per cui  la volta successiva s’impone all’organismo uno sforzo leggermente più intenso e quindi  il processo si attua di nuovo e l’organismo sale di un altro gradino sulla scala che conduce alla vetta, che è il raggiungimento delle proprie massime possibilità, che sono, ovviamente, funzione delle caratteristiche fisiche del singolo.

Cosa succede, allora, alla maggior parte dei cicloamatori? Che molto spesso, quando si sono saliti i primi gradini della famosa scala (peraltro i più semplici e rapidi da salire), gli stimoli che fino a un certo punto andavano bene non sono più adatti per salire ulteriori gradini, oppure non si hanno più energie per andare avanti, senza tuttavia aver raggiunto i nostri limiti.

 Nel primo caso, come nel secondo, solitamente mancano la conoscenza, nel senso che si ignora il modo adatto per mettere in atto degli stimoli diversi e diversificati che sono nuovamente efficaci (ad esempio si continua a percorrere lo stesso tratto di strada cercando di farlo in un minor tempo) oppure che non si è lasciato il tempo necessario all’organismo per mettere in atto quel processo di crescita del livello  che si chiama di supercompensazione.

 Riporto ora integralmente, in conclusione,  la parte finale dell’articolo di cui sopra:”… Tutto in un’ora
Ma nell’arco di quest’ora, come detto, si può tentare comunque di svolgere un buon allenamento. Dopo un periodo di riscaldamento e adattamento, ovviamente più breve rispetto a quello che si deve aspettare su strada, dove la temperatura è bassa, si può passare a delle ripetizioni graduali oppure a periodi di lavoro vicino alle soglie programmate, soprattutto a ridosso delle soglie più alte, senza dover forzare eccessivamente. Si arriverà, dopo un periodo lungo di questo tipo di esercizi, a poter lavorare quasi per l’intera ora a delle soglie davvero allenanti, cioè vicine alla soglia anaerobica, con qualche punta anche oltre la soglia per iniziare ad allenare la capacità di pedalare in acidosi. Capacità che, come abbiamo visto qualche mese fa, fa la differenza tra un corridore vincente e uno che, seppure forte, non è mai in grado di primeggiare. L’utilizzo delle progressioni da seduto è da preferire agli scatti. Il motivo è puramente pratico: alzarsi sui pedali, come si fa in strada, su un ciclosimulatore, non è mai cosa troppo semplice. Largo alle ripetute con progressioni e, a tratti, con elevate cadenze di pedalata - simulando un po’ quello che avviene con gli allenamenti “dietro motore” che si svolgono in strada - e lasciamo da parte gli scatti e le volate, che eseguiremo, invece, quando potremo pedalare davvero all’aperto. Ultima cosa: è possibile, se il proprio piano di allenamento lo prevede e, soprattutto, se si dispone di un ciclosimulatore dell’ultima generazione con un buon freno graduato, effettuare anche le salite di forza resistente. Il tutto sempre e in misura ancora più importante che su strada, in quanto unico parametro per verificare il tipo di allenamento che si sta svolgendo, tenendo d’occhio la frequenza cardiaca e il programma di allenamento che si sta eseguendo.”

  Si può così, anche in una seduta di un’ora o poco più, far scattare nell’organismo la necessità di migliorarsi (e allora si parla di stimoli allenanti); quindi, riposare per permettere la supercompensazione, cioè, in parole povere, compensare lo sforzo fatto e prepararsi a sostenerne uno più intenso; poi, stimolarsi nuovamente, un pochino di più della volta precedente, oppure in modo diverso, così da intervenire, nella costruzione del fisico da atleta e della condizione migliore.

Il metodo ok3,tenendo conto di questi aspetti ormai consolidati nel mondo dei “pro” ha elaborato un metodo che consente, grazie alla tecnologia in commercio e ad un software di propria produzione, con estrema semplicità ed in maniera totalmente guidata e controllata a chiunque di allenarsi correttamente, anche e soprattutto nei mesi invernali che per condizioni meteo e scarsità delle ore di luce ci spingono, a malincuore, ad accantonare la bici.

 

Per chi volesse leggersi il testo integrale dell'articolo da cui traggono spunto le nostre considerazioni allego  uil link: http://bicicletta.cycling.it/bicicletta_art.asp?idrub=60&idart=1878&t_hp=B

 RB

 

 

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