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 ok3: professionisti dell'allenamento al tuo servizio

WATT & CHILI

Prendo spunto dall’ intervista a Mario Cipollini in cui Re leone parla del giro d’Italia appena concluso, pubblicata sulla gazzetta dello sport di mercoledì 30 maggio. Chi ci ha lavorato dice che Supermario è uno dei più seri professionisti del lotto, e anche nei suoi commenti sulla rosea si esprime in maniera professionale tant’è che per giudicare come siano state affrontate certe salite lui va a guardare un numero: il numero di watt per chilo che quel dato ciclista ha espresso su quella salita. Per la cronaca dice che salendo a 5.9 watt per chilo non si sono certo ammazzati!(un cicloamatore medio viaggia a 3)

Tutto ciò premesso per sottolineare come ormai nel mondo del professionismo tutto ruota in funzione dei watt, per la capacità di questo parametro di indicare in modo oggettivo, potenzialità miglioramenti e quant’altro definisca la performance di un atleta.

Nei precedenti articoli abbiamo visto cosa significhi concretamente un chilo in meno o una decina di watt in più, vediamo ora cosa potrebbe succedere al solito ciclista medio che pesa 67 kg + 9.5 kg di materiali ed esprima 220 watt, sulla salita di cui prima parlava Cipollini, salirà con 2.8 watt/chilo. Ma l'anno successivo quel ciclista si sarà allenato bene ed avrà acquisito 15 watt in più, poi avrà letto l'articoletto e prima della salita vuoterà la borraccia grande ecco che salirà con 3.1 watt per chilo ed impiegherà a parità di sforzo, e quindi di consumo energetico, il 10% del tempo in meno.

Per ritornare ad una salita citata in quell'articolo dall'iridato di Zolder, il passo Giau, il nostro ciclista medio con la stessa fatica dell'anno precedente risparmia sei minuti.

R.B.

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